DESIGN AUTO GIAPPONESI

Vittorio Falzoni GalleraniAuto attualiLeave a Comment

Mi capita regolarmente di rileggere riviste automobilistiche del passato; in questo momento è la volta di Auto In Vogue, un’edizione italiana di Automobiles Classiques, che è stata pubblicata dalla Condé Nast in una quarantina di numeri all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso. E, ogni bimestre di uscita, riportava presentazioni e impressioni di guida di novità giapponesi che in quel periodo venivano immesse sul mercato con particolare frequenza. Ebbene: guardandole non posso fare a meno di chiedermi cosa possa essere accaduto ai centri stile di Case che, in quegli anni, potevano essere presi ad esempio per purezza ed eleganza delle loro creazioni. Vorrei fare qualche esempio partendo dal modello meno ‘rovinato’, e proseguendo in ordine crescente di abbruttimento:

Mazda MX 5: piuttosto attraente ancora oggi, ha perso comunque la purezza del disegno originale che, per quanto non estremamente originale, è da considerarsi un esempio di eccellenza per una piccola spider; volere a tutti i costi incastrare l’attuale ‘calandrone’ Mazda in questa piccola auto presenta indubbiamente il conto come si può vedere più in basso.

Mazda RX7/RX8: non ho mai capito perché, evolvendo la magnifica RX7 del 1991 si sia voluto incrementarne l’abitabilità fino a prevedere due piccole portiere per i posti posteriori; non credo siano una primaria esigenza per chi sceglie una vettura di questo tipo e il tributo pagato sul piano estetico è stato devastante.

Lexus LS: Nata nel 1989 con destinazione USA, era stata volutamente concepita in modo da risultare quasi anonima sul piano stilistico; in effetti non è un’auto che faccia gridare di meraviglia, tuttavia è innegabile che la sua estrema pulizia formale e le perfette proporzioni l’abbiano fatta invecchiare molto bene. Costantemente involgarita nel corso delle varie evoluzioni che si sono succedute, oggi, con quel muso demenziale, sembra il parto della fantasia di un pazzo.

Lexus RX: Difficile rendere veramente attraente un SUV, le sue stesse proporzioni rendono improbo il compito degli stilisti. Quelli della Toyota, tuttavia, nella definizione del loro SUV di lusso nato nel 1997, cercarono di renderlo almeno armonioso e privo di eccessi grafici che, su auto con così tanta lamiera, inevitabilmente diventano caricaturali. Evidentemente attirati, ciò non di meno, da questa branca del disegno (la caricatura) si sono adoperati, nel corso degli anni, per adottarne i criteri con risultati di incontestabile validità. Non riesco ad immaginare come possa una persona elegante ‘indossare’ una di queste macchine.

Toyota Mirai: non c’è una diretta ascendente di questo modello in quanto la sperimentazione sull’uso dell’idrogeno, sia per far funzionare i motori a scoppio sia per per le vetture ‘fuel cell’ come questa, è stata inspiegabilmente messa da parte; tuttavia uno sguardo su questa sciagurata automobile è sufficiente per chiedersi se non era possibile concepire per lei una linea meno disarmonica ed arzigogolata di questa. In fin dei conti Toyota era stata capace, nel 1995, di presentare la Corolla, certamente non una star ma una vetturetta decorosa e del tutto competitiva, anche esteticamente, con le concorrenti del segmento.

 

 

 

 

 

Suzuki Vitara: quando uscì questa piccola fuoristrada, nel 1989, le sue linee fecero letteralmente innamorare tutti; e specialmente le signore, notoriamente dotate di miglior gusto rispetto agli uomini. Cosa sia diventato oggi questo gioiellino lo si può vedere nelle foto seguenti: un macchinone pacchiano pieno di sgusci, di escrescenze e di incongrue cromature, cui mancava solo il tetto in colore contrastante per darle l’aspetto della carnevalata.

Honda Civic: e vengo al caso più clamoroso di smarrimento della retta via da parte di un Costruttore che ha per lungo tempo confezionato le sue celeberrime ed apprezzatissime meccaniche, qualcuno non conosce il sistema VTEC?, con carrozzeria ad altissimo tasso di seduzione. Prima di arrivare al dunque vorrei anche ricordare le coupé Integra e Prelude nelle loro varie versioni, l’elegantissima Legend, berlina e coupé, del 1989 ed anche, se mi è consentito, la Logo del 1996: una sobria city car che trasudava la qualità con cui, effettivamente, era costruita. E vengo finalmente al ‘caso’ Civic: questo veramente da studiare a fondo; non si capisce, infatti, come possano persone presumibilmente sane di mente, passare, percorrendo una china stilistica sempre discendente durata ventisette anni, tra la prima e la seconda delle auto di seguito illustrate.

Sull’argomento Civic, in parte estensibile alle altre auto citate, mi vengono due domande:
1) Come è possibile che, pur tenendo conto della qualità indiscutibile dei prodotti di Casa Honda, che vi siano ancora persone disposte ad acquistare un obbrobrio simile?.
2) Che cosa possono essersi bevuti, o fumati, gli stilisti della Honda per combinare un disastro come questo?

E queste domande ad anticipare quella definitiva, poiché questa dei giapponesi non è l’unica, anche se senz’altro la più clamorosa, caduta di gusto nell’industria mondiale dell’auto.

Cosa è accaduto, insomma, perché dovremmo digerire linee di questo tipo? Sono i cinesi, i russi, gli arabi o chi diavolo preferisce questa roba a dettare il gusto nei Centri Stile?

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