L’automobile elettrica

Vittorio Falzoni GalleraniAuto attualiLeave a Comment

L’automobile elettrica

Desidero anche io esprimere il mio parere su questa nuova tendenza finalizzata ad imporre l’uso di automobile elettriche; premetto che la giudico la più colossale truffa mai perpetrata nei confronti dei cittadini consumatori e spiegherò perché.
Premetto che la disamina di tutta la problematica relativa alla produzione dell’elettricità necessaria, della effettiva possibilità di farlo, ecc la lascio a chi se ne intende e possiede dati e proiezioni che sono ben lungi dal venir divulgati correttamente; stessa cosa sulla possibilità di ridurre realmente l’impatto ambientale complessivo della motorizzazione privata in questo modo.
Mi limito a guardare la questione con gli occhi di un appassionato dell’automobile che comincia a confrontarsi con questi veicoli acquistati dai soliti ‘pionieri’ acriticamente affascinati da qualsiasi novità.
Comincio con un commento sulla pubblicità: politicamente correttissima con protagoniste persone di colore, molto giovani e con primi piani immancabili sulla presa che viene applicata alla colonnina di ricarica con atteggiamento di grande soddisfazione per la propria modernissima sostenibilità.
Straordinaria quella della Citroën che punta sulla disinvoltura: portiamo i bambini a scuola e poi via verso l’ignoto; oggi mi sono svegliata così, avventurosa pare dire la giuliva signora al volante; quando invece è noto che se si vuole tentare di viaggiare con queste auto è necessaria la più rigorosa pianificazione degli itinerari.
Una cosa che fa venire il latte alle ginocchia pensando alle problematiche di ricarica che questi veicoli presentano; e infatti capita sempre più spesso vederli in autostrada a velocità bassissima con climatizzatore o riscaldamento spenti per tentare di giungere a destinazione.
Certo, con maggiori colonnine si potrebbe fare rifornimento; tanto, si dice, in cinquanta minuti si recuperano cento chilometri di autonomia; ma signori: avete presente cinquanta minuti ad aspettare quando ci paiono un’eternità i dieci scarsi per fare il pieno di metano?
E poi cento chilometri bastano? Altrimenti occorre ricominciare da capo e con i consueti imprevisti stradali l’ipotesi è più che concreta; e poi non so se avete notato sui vostri telefonini: se caricate al 100% la carica dura, poniamo, due giorni (nel mio è così) mentre invece se lo dovete staccare dal caricatore quando la ricarica è al 98% ecco che l’autonomia cala di mezza giornata.
E’ così anche per le macchine perché la batteria è uguale, solo molto più grande.
Risibile anche la rincorsa all’autonomia quando invece l’unica cosa che renderebbe tali automobili veramente fruibili sarebbe la velocità di ricarica; che non dovrebbe superare i cinque minuti; a quel punto trecento chilometri di autonomia sarebbero anche sufficienti ma ci vorrebbe un tipo di batteria che non è ancora stata inventata e non è detto lo sarà mai.
Infine: che questa ‘transizione’ sia una presa in giro è evidente anche dal tipo di macchine che le case propongono: a cosa potrà mai servire una Porsche Taycan? Oppure una Tesla Model X? Oppure ancora un’Audi e-Tron? Auto che, solo a guardarle evocano grandi viaggi autostradali a medie elevate che, in realtà, sono semplicemente impossibili; si tratta quindi di costosissimi fiori all’occhiello per famiglie che hanno in garage almeno altre cinque macchine endotermiche e giocano a fare i ‘verdi’.
Oggi l’unico ambito dove la propulsione elettrica potrebbe svilupparsi con vantaggio di tutti sarebbe quello urbano e quindi servirebbero veicoli piccoli, leggeri, semplici e con batterie ridotte per i pendolari che potrebbero ricaricare quotidianamente in tempi ragionevoli una volta che la rete di colonnine fosse adeguata.
Mentre invece ci tocca vedere la Tesla Model X che usa l’elettricità delle proprie batterie anche per mettere a disposizione le maniglie incassate delle porte e per aprire le portiere posteriori ad ali di gabbiano che non hanno altra funzione se non quella di impressionare il bambino che l’ha comprata.

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